I modelli in gesso
I modellatori, maestri della loro arte, dopo essersi cimentati per anni con la materia, realizzano a mano i modelli in gesso, essendo il gesso una materia che si lascia modellare in tutte le forme. Il modello è realizzato in collaborazione coi designer e sulla scorta dei loro disegni. I corpi rotondi si ricavano al tornio da cilindri di gesso massicci. I motivi in rilievo si intagliano nei modelli finiti. I manici e i beccucci si ricavano intagliando piccoli blocchi di gesso.
   
Poichè la porcellana, cuocendo, si ritira di circa il 15% e allo stato incandescente e tenero tende ad abbassarsi per il suo peso specifico, i modelli in gesso devono essere proporzionatamente più grandi e le forme panciute, i manici e i beccucci devono essere modellati con linee più rigide e diritte. E’ impossibile però stabilire una norma per questo, solo l’esperienza e la sensibilità possono insegnarlo.
Le materie prime e le forme di produzione

Sui modelli in gesso, molto delicati, si approntano le “prime forme” e da queste si ricavano molte altre forme da lavoro che devono essere di nuovo in gesso perchè questo materiale, essendo poroso, quando viene a contatto con la miscela fluida della porcellana ne assorbe l’acqua. Una forma da lavoro in gesso può essere usata circa cento volte, ma se ha un motivo in rilievo l’uso è limitato a trentacinque volte, dopo di che i rilievi tendono ad appiattirsi.
   
I principali ingredienti dell’impasto di porcellana sono il caolino, nella misura del 50%, il feldspato per il 25% e il quarzo per il rimanente 25%. Queste materie prime, sminuzzate e depurate, vengono macinate finemente con l’aggiunta di acqua e pietre silicee. La miscela fluida così ottenuta viene fatta scorrere su un setaccio calamitato che trattiene tutte le particelle di ferro, che altrimenti potrebbero apparire sulla porcellana cotta come macchie scure. Un filtro finissimo elimina poi tutte le impurità.

Il colaggio

Le forme, costituite da due o più parti, riempite di miscela fluida assorbono l’acqua e trattengono sulla loro parete uno strato uniforme e solido di porcellana.

 

La miscela residua, ancora fluida, si versa via. I manici, i beccucci, i piedi delle tazze, i pomoli dei coperchi, colati a parte, si applicano al corpo del relativo recipiente servendosi di porcellana semifluida.

 

 

Una volta asciutta la porcellana passa la prima cottura a circa 990 gradi, dopo di che non è più solubile in acqua, ma è ancora porosa e assorbente.

 

Le connessure delle forme in gesso, che sono composte da diverse parti, lasciano un segno sulla porcellana. Per eliminarlo si usano lamette e spugne.

La smaltatura

Dopo la prima cottura la porcellana viene timbrata col marchio della ditta, poi immersa nel bagno di smalto formato da caolino, feldspato, una forte percentuale di quarzo e diversi fluidificanti.

 
 
Subito dopo, con spugne umide si rimuove lo smalto dai bordi delle tazze e dall'anello di base dei recipienti, per evitare che durante la seconda cottura si saldino con i loro sostegni.
La cottura a gran fuoco
Durante la cottura a gran fuoco, che avviene a 1400 gradi, la porcellana si riduce del 15%, diventa impermeabile e si sintetizza in una sostanza dura, sottile, trasparente. La modificazione chimica e di forma avviene in modo diverso da un pezzo all’altro, tanto che non è possibile avere due oggetti di porcellana cotti in modo perfettamente uguale. Per contenere la deformazione che la porcellana ancora tenera subisce per effetto del calore, certi pezzi, come per esempio le tazze, vengono fatti cuocere capovolti su due sostegni. questi devono essere della stessa pasta, per subire lo stesso processo di diminuzione di volume durante le cotture. Dopo l’ultima cottura il sostegno è inutilizzabile. Ad ogni cottura, il carrello carico di porcellana impiega circa quaranta ore per percorrere il forno a tunnel. Dopo la cottura la porcellana, benchè sottilissima, è diventata, per effetto delle temperature elevate, molto dura, resistente e trasparente. La trasparenza è una delle caratteristiche fondamentali della buona porcellana.
La porcellana dura ha la massima resistenza alle scalfitture del coltello ed è inattaccabile dagli acidi, ad eccezione dell’acido fluoridrico. Il colore candido, a volte leggermente azzurrino della porcellana si ottiene durante la fase di riduzione, quando la quantità di ossigeno nel forno viene ridotta a una data temperatura. Senza il processo di riduzione, la porcellana diventa giallognola. La porcellana uscita dal forno viene accuratamente selezionata da esperto personale. Il carattere artigianale, ancor oggi predominante nella fabbricazione, e l’influenza della cottura causano inevitabilmente piccole variazioni da un pezzo all’altro. Per le persone competenti, che spesso sono le sole a notarle, sono proprio queste differenze a dare un fascino particolare alle porcellane. L’operazione di scelta tuttavia separa scrupolosamente gli oggetti a seconda del grado di queste difformità, scartando decisamente quei pezzi che presentano evidenti difetti.
La decorazione

Sin dai tempi più antichi, l’uomo ha sempre amato abbellire gli oggetti che usava. Il decoro sulla porcellana anima con il suo colore il candore del materiale e personalizza la forma, che a volte in bianco appare spoglia e neutra. Un servizio o un vaso decorati con un ricco motivo in oro assumono un carattere sontuoso e rappresentativo. Lo stesso servizio, lo stesso vaso ornati da un festoso decoro floreale appaiono piacevoli e gai.

 

Un decoro può quindi determinare un’atmosfera e col suo diverso effetto destinare un servizio a un uso piuttosto che a un altro. E’ per questo che il reparto progettazione fa creare una notevole varietà di decori da artisti e designer, per operare poi una selezione secondo vari criteri. La tecnica più frequentemente usata consiste nel realizzare i decori in serigrafia artistica su fogli speciali.

 

La decorazione su porcellana avviene poi applicando a mano, su ogni singolo oggetto, una sottilissima pellicola bagnata sulla quale è presente il decoro in colori ceramici.Queste operazioni richiedono grandi doti di precisione ottenibili solo dopo molti anni di apprendimento.

 

 

 

 

 Oggi questo procedimento non è più limitato ai soli servizi, ma è usato anche da artisti di fama mondiale per la decorazione di preziose serie limitate che non possono essere eseguite con la pittura a mano, che inevitabilmente falserebbe il disegno originale dell’artista.

 

La pittura a mano è usata per i lustri metallici, per i bordi in oro e platino, le incisioni in oro e i rilievi dorati. Dopo aver dipinto e cotto un primo strato d'oro, si passa l'oro una seconda volta. Dopo la seconda cottura la decorazione in oro dipinta a mano può raggiungere il 95% di oro puro.

Quando un colore deve ricoprire zone piuttosto estese, viene spruzzato uniformemente sulla porcellana con l’apposita pistola. Prima però si isolano con della lacca tutte le parti che devono restare bianche.

 

Finita la spruzzatura, si rimuove la lacca e infine, prima della cottura, le zone bianche vengono accuratamente ripulite per evitare che residui anche minimi di colore si trasformino in macchie durante la cottura.

Incisione ad "acquaforte"
La tecnica particolarissima dell’incisione ad acqua forte su porcellana è oggi uno dei punti di forza dell’Atelier R.Sarti ed è frutto di una rara tradizione artistico-artigianale che non potrà mai essere industrializzata. Il procedimento è infatti molto difficile da realizzare ed è universalmente riconosciuto il più raffinato ed il più pregiato. Per ottenere le preziose bordure incise, anzitutto si opera nello smalto della porcellana una corrosione con acido fluoridrico, l’unico in grado di intaccare la porcellana.
   
Le parti da non incidere vengono protette con una lacca speciale. Quanto più dura l’azione dell’acido, tanto più profonda è l’incisione del motivo ornamentale. Una differenza di secondi può essere determinante per una qualità inalterabile. Quando è inciso il decoro viene dorato due volte a mano. Ogni volta l’oro deve subire una cottura di fusione.

Lucidatura e imballaggio
L’ultima fase prima di procedere all’imballaggio è la lucidatura dell’oro zecchino che, proprio per le sue caratteristiche di purezza, dopo la cottura di fusione si presenta protetto da una patina opaca che deve essere rimossa con una spazzola di vetro per dare risalto alla naturale lucentezza.
 

 
Ogni pezzo viene poi singolarmente incartato in confezioni esclusive personalizzate.
Resistenza meccanica
Nella collaborazione con i fabbricanti di macchine lavastoviglie, di detersivi e di colori ceramici abbiamo acquisito un’esperienza decennale sul comportamento delle decorazioni nel lavaggio meccanico. Gli effetti di questo sulle stoviglie è molteplice. La composizione dei detersivi, l’andamento della temperatura nella macchina, la durezza dell’acqua e il sistema di asciugatura sono tutti elementi che influenzano la durata delle porcellane. Tra i nostri decori distinguiamo due categorie agli effetti dell’opportunità o meno di lavare meccanicamente: quella dei decori di pregio e quella dei decori adatti alla lavastoviglie. I decori di pregio sono in genere ricchi di colore e di lavoro manuale. Mentre il colore è abbastanza resistente, le fascette in oro e platino eseguite a mano e i decori iridescenti rientrano in quelli delicati.
   
 Queste decorazioni, se lavate meccanicamente, sarebbero di durata limitata. E’ quindi opportuno lavarle a mano. Decori adatti alla lavastoviglie vengono da noi definiti quelli che, pur essendo soprasmalto, non manifestano entro breve tempo segni di usura da lavaggio meccanico. Questo grazie alla scelta dei colori e alla tecnica con cui sono eseguiti. Questi decori possono sopportare fino a mille lavaggi a macchina senza pregiudizio per la loro brillantezza. Si può quindi dire che la loro conservazione va di pari passo con l’apparire di altri segni di usura. Se dovessimo limitare il programma produttivo alle decorazioni considerate adatte alla lavastoviglie peccheremmo di eccessiva prudenza. Tutte le decorazioni hanno ugualmente una durata soddisfacente e consentono di realizzare disegni cromaticamente più ricchi e modulati artisticamente.